EPIFANIA DI NUOVE CONOSCENZE

Trappist

EPIFANIA DI NUOVE CONOSCENZE

Non ci sono parole per descrivere l’emozione di questa prima sbirciatina in direzione di questo nostro vicino di casa così vicino. Certo, la mente, la fantasia e l’immaginazione erano già lì da tempo, ma lo shock della scoperta è un’altra cosa.

Ero sicuro che le stelle di questi anni ci avrebbero regalato delle sorprese importanti, è dal 2014 che ne parlo, e credo anche che siamo solo all’inizio. D’altronde, Giove transita in Bilancia (segni dei grandi equilibri) e forma un’opposizione con Urano, pianeta appunto delle grandi “sorprese”, di quel lampo di conoscenza inattesa che frantuma lo stato delle conoscenze per introdurre il “nuovo”.

L’opposizione tra due pianeti è il momento più importante del loro ciclo. Giove opposto a Urano è come un catalizzatore che porta a galla un cambiamento che lavorava in sordina. Ciò che importa di più non è il fatto in sé che ci siano 7 pianeti a 40 anni-luce, perché di certo non ci andremo a trascorrere le vacanze estive. Ciò che importa è che questa è una fase di profonda revisione di ciò che sappiamo (o pensiamo di sapere) sull’universo. Abbiamo bisogno di ritrovare quel minimo di umiltà cognitiva che serve per allargare nuovamente lo sguardo: chi pensa di conoscere tutto, non potrà mai scoprire qualcosa di nuovo. Abbiamo bisogno di sentirci un po’ meno “padroni dell’universo” e liberi di sventrare il nostro pianeta come ci pare e piace con delle guerre insensate o con un altrettanto sciocco disinteresse per la salute del pianeta.

Ed ecco che l’Universo, che ci consegna le giuste chiavi di conoscenza al momento opportuno, in questo periodo inizia a farci pensare che non siamo soli. Ammesso che abbiamo mai potuto credere di esserlo, adesso iniziamo a smontare questo preconcetto. Anche nei secoli scorsi, l’Universo ci ha consegnato i giusti insegnamenti nel momento in cui l’umanità era pronta ad allargare i confini dell’inconscio collettivo per accogliere nuovi archetipi e concetti. Proviamo a ricostruire le grandi tappe della storia del “mondo occidentale” fino ad oggi, in modo da comprendere “come arriviamo” all’alba di questo nuovo giorno.

Lo facciamo ripensando per un secondo alla struttura di base del ragionamento astrologico, il Sistema Solare. Fino al ‘700, infatti, l’uomo è stato convinto per millenni che il sistema finisse con Saturno, la Finis Terrae planetaria. Questa convinzione astronomica si è tradotta in una convinzione “astrologica”: il Saturno medievale rappresentava la “fine” delle cose, il “confine” oltre il quale non si va, e da qui – più simbolicamente – un archetipo di privazione e di sacrificio. Era il limite invalicabile del nostro personale universo. Ora sappiamo che Saturno è molto di più: è il pianeta delle strutture portanti, e potremmo dire che fino a quel momento la civiltà doveva raggiungere un livello di struttura adeguato e sufficiente per poter progredire. Fino a quel momento, doveva tenersi Saturno come ultimo avamposto del sistema. Altro non c’era altro da indagare.

UranoIn questo senso, il ‘600 rappresenta un po’ uno spartiacque, e grazie all’invenzione del telescopio che dobbiamo a quel genio assoluto di Galileo l’umanità entra in un ‘700 che riserva delle sorprese assolute. È proprio come una sorpresa, in maniera del tutto inattesa, frutto della scoperta di un astronomo dilettante, giunge Urano ad illuminare il Diciottesimo Secolo, nel 1781 per la precisione. “Sorpresa” è la parola chiave: per millenni l’uomo era stato convinto che Saturno rappresentasse l’ultima frontiera, il confine del sistema, e invece no. E Urano diventa il simbolo di questa “sorpresa”, del lampo di conoscenza che squarcia le tenebre e mostra nuovi scenari in grado di sovvertire l’ordine conosciuto delle Cose. Urano rappresenta la conoscenza superiore, il colpo di genio, Mercurio un’ottava più in alto. L’uomo ne fa largo “uso” nel ‘700, e nascono l’Illuminismo, la Rivoluzione Industriale che grazie alla macchina a vapore e all’automazione dei processi produttivi cambia per sempre il concetto di “produzione” e spalanca le porte al mondo di oggi, con tutti i pro e i contro. Eh si, perché fino al ‘700 concetti come inquinamento e disoccupazione erano – al pari di Urano – del tutto assenti dal vocabolario umano. Perché si produceva solo ciò che occorreva, e per produrlo si impegnavano esattamente le stesse braccia di chi poi consumava. Era un ciclo che non portava al “progresso” (altro termine chiave nella definizione di Urano) ma che non lasciava fuori nessuno. Con Urano tutto cambia, la macchina affianca e supera l’uomo, la produzione aumenta in modo esponenziale, l’uomo inizia a perdere il lavoro, l’industriale inizia ad utilizzare materiali combustibili per alimentare le macchine e si disfa delle scorie gettandole nei fiumi. Il dado è tratto: benvenuti nella Modernità.

Nettuno1 La Storia procede per azione e reazione, per tesi ed antitesi (meno spesso, per sintesi) e la reazione al ‘700 non tarda a farsi sentire. Ed entriamo nell’Ottocento, un secolo di recupero del senso della dignità umana, con la nascita delle prime organizzazioni umanitarie, con l’introduzione del concetto di “beneficenza” (che nasce per dare una mano a coloro che dal 700 non avevano tratto alcun beneficio, i disoccupati Dickensiani). E l’araldo di tutto questo è Nettuno, scoperto da un francese nel 1848, pianeta del Romanticismo nel senso più alto del termine. Nettuno è il Graal, quella forza misteriosa e potente che spinge l’uomo a guardare verso l’alto, ad interrogarsi sul senso della vita, e soprattutto a superare i confini del proprio egoismo per raggiungere qualcosa di più alto ed universale. È questo il Nettuno degli ideali, signore dei Moti e delle Rivoluzioni dell’800, dei tanti che hanno reagito alle ingiustizie sociali del 700 con la propria vita. Ma Nettuno è anche il signore degli oceani, e come si sa le cose in acqua appaiono più grandi e vicine di come non siano in realtà. E quindi Nettuno è sì il pianeta degli ideali e del sacrificio, dell’ispirazione e del l’elevazione spirituale, ma è anche il pianeta della confusioni, della perdita del senso del Sé, che se ci fate caso è il rovescio della medaglia della rinuncia all’egoismo per sacrificare la propria vita ad un ideale. A forza di andare oltre me stesso per unirmi ad un senso di umanità più ampio, io perdo il senso dei miei confini personali. E infatti sempre nell’800 abbiamo la nascita delle prime forme di “fuga dalla realtà”, dall’alcolismo alle prime tossicodipendenze, fino ad arrivare alle forme più elevate di traduzione artistica di questo senso di rifiuto del reale con i Poeti Maledetti. L’800 è anche il secolo della nascita della Croce Rossa e della medicina moderna e soprattutto della chirurgia grazie all’invenzione dei primi anestetici, che in termini simbolici sono comunque un’altra forma di fuga dalla realtà.

plutoneE dopo questo ‘800 di elevazione e fughe dalla realtà che portano però anche confusione e perdita del sé, giunge il Novecento. Altra rivoluzione per reazione: nuovamente il mondo occidentale cambia faccia. Questa volta è Plutone l’araldo dei cambiamenti, il più piccolo e denso dei pianeti, il più lontano dal Sole (almeno per il momento) e quindi il meno illuminato, che rappresenta proprio la parte più profonda dell’inconscio, quel pozzo profondissimo dal quale affiorano desideri, pulsioni ed istinti. È il carburante che fa muovere la macchina-uomo, grazie a forze basilari che lo tengono in vita: fame, sete, paura, senso del pericolo, istinto di sopravvivenza. Tutto questo e molto altro è Plutone, che potremmo sintetizzare in una sola parola: potere.

E il ‘900, naturalmente, è il secolo del potere. Del potere che diviene bramosia e fame di conquiste, che porta l’Europa a combattersi con le due grandi Guerre Mondiali, che esaspera la fame di colonialismo. Del potere che è sempre fonte di conflitti, soprattutto quando si tratta di garantirne o impedirne l’accesso e la divisione. Il ‘900 è il Secolo delle grandi sperequazioni: dei neri che giungono ad affermare una propria identità solo alla fine degli anni ’20 con la prima quadratura Plutone-Urano. Alle donne che ci arrivano solo alla fine degli anni ’60 con la congiunzione Plutone-Urano. E ai gay che ci stanno arrivando adesso sotto la nuova quadratura Plutone-Urano.

Ma prima di ogni altra cosa, il ‘900 è il secolo della creazione del “potere economico”. La Borsa Valori, le speculazioni finanziarie e valutarie, la creazione di beni immateriali “suggestivi” che fanno aumentare a dismisura il prezzo (ma non il valore) dei prodotti sui quali sono apposti: basta pensare ai marchi celebri (Coca-Cola) che apposti di un bene di consumo differente da quello per il quale sono stati creati ne decuplicano il costo. E’ per questo che sono convinto che nei prossimi anni avremo anche la certezza che il nostro Sistema Solare non si fermi a Plutone, ma si allarghi ad altri pianeti. E sono convinto che il prossimo pianeta del nostro sistema risuonerà con il segno del Toro e del valore reale (o meglio: naturale) delle cose. Proprio perché la storia planetaria procede per azione e reazione, occorre un nuovo “attore” che ci insegni a recuperare il valore delle cose: un pezzo di pane ha un valore (calorico) perché risponde direttamente ad un mio bisogno alimentare. Lo stesso vale per il legno che brucia per scaldarmi, per la stoffa che mi copre. Una banconota, un’azione, un BOT non hanno lo stesso valore “naturale” ma solo un valore “convenzionale”, frutto di un accordo (una “convenzione”) tra persone, che può cambiare svuotandolo interamente di significato. Lo vediamo continuamente. Pensate alle “fotografie”. Una volta avevamo la scatola di latta con le foto delle vacanze estive. Ora abbiamo milioni e milioni d’immagini disseminate tra computer, cellulare, dischi e chiavette. Sono tantissime, molte più di quanto non fosse immaginabile negli anni 80 del “rullino”, ma il rischio è di dimenticare dove siano, o addirittura di averle mai scattate. E’ solo un esempio banale per esprimere un concetto più profondo: l’uomo ha bisogno di mantenere un contatto diretto con la realtà e con il valore naturale delle cose. Abbiamo “virtualizzato” molte cose, e sono convinto che entro breve un nuovo elemento astronomico-astrologico entrerà a far parte del nostro pantheon zodiacale ed esprimerà proprio questo: il valore naturale della madre terra e, per traslato, di tutte le cose.

Ma la scoperta di questi giorni va addirittura oltre i confini del nostro sistema stellare, e ce ne propone un altro: un sistema di 7 pianeti rocciosi orbitanti attorno ad una stella appartenente alla costellazione dell’Acquario, segno governato da Urano, araldo di innovazione e rivoluzione per eccellenza. E’ una scoperta che potrebbe portarne molte altre, aprendo le porte ad una nuova consapevolezza: non siamo gli unici abitanti dell’universo. Il nostro Zodiaco non è l’unico possibile, le nostre stagioni non sono l’unico alfabeto possibile per esprimere equilibrio. Da qui in poi, si apre un mondo. Siamo solo agli inizi, è il momento di aprire la mente al possibile e sganciare paraocchi e preconcetti. L’Universo ci sta parlando, il reato più grave sarebbe girargli le spalle.

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