IL TUO FILM PER IL 2018: ACQUARIO (“DR. CREATOR”)

IL TUO FILM PER IL 2018: “DR. CREATOR, SPECIALISTA IN MIRACOLI”

Caro Acquario,

a te ho dedicato un film che si intitola DR. CREATOR, SPECIALISTA IN MIRACOLI e parla della capacità di scegliere una nuova vita assomigliante ai tuoi desideri lasciando andare ciò che in qualche modo a fatto il suo tempo. Scelta, in qualche modo, è la parola-chiave di questo 2018 che può davvero trasformarti in una versione migliore di te stesso. Facciamo un piccolo passo indietro che spiegherà questa affermazione. L’Acquario è un segno particolare. Da un lato ama il nuovo in tutte le sue forme. Ama nutrirsi di nuovi stimoli ed input, esplorare la vita a caccia di tesori nascosti e aprire costantemente nuovi capitoli della propria esistenza. Dall’altro lato, però, non va d’accordo con la “fine” delle cose: ogni decisione o scelta che comporti una “chiusura” lo spaventa. A quel punto si scatenano una serie di fattori che bloccano: la paura di scegliere male, di affrontare un distacco, di pentirsene in futuro. Piuttosto che cambiare pelle, preferisce indossare la nuova sulla vecchia. È come se la sua vita fosse un armadio che straripa di vestiti, dove se scavi bene trovi anche la felpa del liceo, un po’ perché “mi ricorda un bellissimo periodo” e un po’ anche perché non si sa mai, magari può tornare utile.

Naturalmente sto scherzando, ma è innegabile che l’Acquario sia un segno al quale il “taglio netto” non viene proprio naturale e spontaneo. Tutto questo appartiene, se vogliamo, al “funzionamento” del segno, ma dal 2011 ha preso un’impennata, perché con l’ingresso di Urano (governatore del segno e pianeta delle grandi rivoluzioni) nella vita dell’Acquario di novità nel sono entrate tante, e importanti: passioni e lati inediti del carattere che prima giacevano inespressi hanno chiesto attenzione e sono diventate, in molti casi, seconde attività da accostare a quelle di sempre. In qualche modo, abbiamo cercato di fargli spazio come abbiamo potuto (mi ci metto dentro anche io che sono Acquario e che, infatti, da quegli anni indosso due identità). Come dicevo, una natura eclettica e una grande capacità di districarsi tra più o più attività appartiene al dna del segno, ma a questo va aggiunto che dalla fine del 2012 alla metà del 2015 la quadratura di Saturno ha “sconsigliato” una scelta avventata. E’ come se Saturno ci dicesse: in questo momento devi “seminare” le basi di un cambiamento senza fretta, anche per capire se realmente la nuova vita che sta prendendo forma ti piace più della vecchia. Perché le “novità” ti piacciono, ma bisogna vedere se mantengono lo stesso fascino anche quando entrano a regime, oppure se rappresentano solo un diversivo del momento.

In quegli anni, quindi, abbiamo dovuto compiere quella che in termini legali si potrebbe definire una “istruttoria”: abbiamo raccolto prove ed indizi, abbiamo approfondito i termini di una scelta, ci siamo confrontati con le regole di un nuovo mondo lavorativo, abbiamo compiuto viaggi di perlustrazione, e tutto questo serviva per mettere a fuoco una maggiore consapevolezza e porre le basi per una decisione fondata e non avventata. Ma, nel frattempo, abbiamo vissuto sospesi tra due vite: tra due lavori, due carriere, due città o, in alcuni casi, anche tra due amori. Ho fatto questo piccolo riassunto delle puntate precedenti perché nel 2018 Giove (pianeta della crescita e del rigoglio) compie lo stesso percorso di Saturno in quegli anni. Si tratta della Decima casa della carriera, della crescita professionale e, ancor prima, dell’immagine pubblica: come voglio che mi vedano gli altri? Che pelle voglio indossare? Per cosa voglio essere riconosciuto? E, più di tutti, come mi vedo io? Tutti temi che Saturno in quegli anni (2012/15) potrebbe averci sottoposto come domande e dilemmi da sbrogliare, e che invece oggi Giove ci ri-sottopone mostrandocene possibili risposte e occasioni per giungere ad una decisione più radicale e definita.

E’ pur sempre un transito di quadratura, e si manifesta attraverso alcune piccole o grandi sfide. Per esempio, se negli ultimi anni sono riuscito a tenere in piedi due carriere, è possibile che oggi le cose crescano di intensità, che raggiungano volumi maggiori e più importante (e questo di per sé è un bene) ma anche questa crescita mi impedisca di continuare a tenere un piede in due staffe. E’ possibile che io viva con un dilemma d’amore ormai cronico, che non riesca a decidere tra due relazioni, e uno dei due poli del bivio richieda una presenza maggiore, magari perché c’è un test di gravidanza che a sorpresa mostra un esito positivo. E allora che si fa? Ci dai dentro con tutto te stesso e scegli quella via? Oppure al contrario proprio quando il gioco si fa serio, ti rendi conto che te l’eri fatta stare bene ma che, in fondo, non è la tua scelta. Insomma, se è vero che le grandi scelte implicano di per sé l’abbandono di tutte quelle alternative che sono incompatibili, quest’anno dovremo dire i nostri “sì” ed il nostri “no” con maggiore consapevolezza.

Dr- CreatorMa sono proprio le grandi scelte che ci fanno crescere perché ci avvicinano ad una versione migliore di noi stessi, più viva, attuale e soprattutto più vicina ai nostri nuovi desideri. E questo mi ha fatto tornare in mente questo film (“Dr. Creator, Specialista in miracoli”) che amavo molto durante la mia adolescenza perché forse in qualche modo già “sentivo” che conteneva temi che risuonavano con la mia sensibilità acquariana. Il protagonista – Harry Wolper, uno straordinario Peter O’Toole – è un medico brillante, geniale, che coltiva però un “insano proposito”: clonare e riportare in vita la moglie scomparsa trent’anni prima. Il film racconta i suoi esperimenti, supportati da Boris, un giovane e affezionatissimo assistente, e Meli, una bellissima ragazza spiantata (Mariel Hemingway) che si offre di fornirgli gli ovuli necessari. Questi due personaggi diventano una “nuova famiglia” per Harry. Boris diventa quel figlio che lui non ha mai avuto, Meli se ne innamora perdutamente. Ma Harry è troppo impegnato a tramestare con le provette che contengono le cellule della moglie scomparsa per rendersene conto. A noi naturalmente non interessano gli aspetti scientifici del film (che resta comunque una commedia sentimentale) ma il nodo simbolico che c’è dietro: se cerchi di replicare all’infinito ciò che ha funzionato in passato per timore di veder cosa c’è dietro la cortina del futuro, finisci per non accorgerti neppure di ciò che di nuovo e di bello costella il presente. Il film, naturalmente, ha un bellissimo lieto fine. Pian piano Harry inizia a notare la bellezza del rapporto con Boris e Meli, e l’idea stessa di riportare in vita la moglie inizia a scolorarsi. Finché, nel finale del film, libera le sue cellule nell’oceano, le dice “addio” e dice a Meli “ti amo”: il presente vince sul passato. E lei gli risponde, “ti amo anche io, Harry Wolper, e non è stato così difficile”. E dentro questa frase c’è tutto il senso del nostro 2018: certe scelte, certe decisioni si muovono dentro di noi da talmente tanto tempo da essersi ingigantite ai nostri occhi. Da sembrare che rappresentino conquiste fuori dalla nostra portata, ma in realtà sono molto più semplici e naturali di quanto pensiamo.

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