LA SECONDA NOTTE: L’ACQUARIO

ACQ MEYER

L’ACQUARIO, L’ARCHETIPO DELLA (NUOVA) CONOSCENZA

Ciao a tutti! Come state? Siamo giunti alla Seconda Notte, dedicata all’Archetipo dell’Acquario, uno dei segni più enigmatici ed inafferrabili dello Zodiaco.

Iniziamo dalla splendida immagine di Michael Meyer. Il colore di fondo è il VERDE, che solitamente è associato all’elemento Terra. E’ uni sfondo “quadrettato”, come i quaderni che utilizzavamo a scuola, che secondo me vuole rappresentare “l’ordine” come lo percepiamo da una prospettiva strettamente materiale o – se vogliamo – da una logica di matrice “illuminista”. Poi c’è un Cerchio (che rappresenta solitamente lo Spirito) che sfuma i contorni di questa realtà così rigorosamente definita. All’interno del cerchio, ci sono dodici blocchetti neri, che saltano subito all’occhio ma anche dodici blocchetti bianchi che ne costituiscono il complementare “al negativo”. Se li mettessimo insieme, riotterremmo il quadrato (simbolo per eccellenza della materia).

Questa è la mia interpretazione. L’Acquario ha uno sguardo molto personale sulle cose, alle volte vede nella realtà una trama o un’ordito che altri non vedono. Individua e mostra agli altri una prospettiva diversa delle cose. Non solo: salta subito all’occhio il numero “dodici”, il numero dei blocchetti che scompongono il quadrato, come a dire che la “visione” dell’Acquario scompone la realtà e la rilegge “su base 12” e, in qualche modo, ne coglie la natura ciclica. Il numero “Dodici” sembra infatti essere una costante universale dei fenomeni ciclici della natura.

I Dodici mesi che formano l’anno, i dodici Segni che compongono lo Zodiaco, i dodici semitoni musicali nei quali si articola la scala musicale, i dodici apostoli che prendono il testimone degli insegnamenti di Cristo, le dodici fatiche nelle quali si articola il cammino di Ercole, le dodici Tavole della Legge, e potremmo andare avanti all’infinito. Il Dodici rappresenta l’unità di misura fondamentale del ciclo. Da 1 a 12 il ciclo è completo, tanto che il numero 13 diventerebbe quasi il numero 1 di un ciclo superiore, e forse è per questo che spaventa e inquieta in quasi tutte le culture occidentali: una sorta di apostrofo, una virgola evolutiva che trasforma il cerchio in spirale elevandolo verso un cerchio superiore.

L’Acquario nel suo essere “visionario” intuisce probabilmente questa virgola evolutiva con una sua logica alternativa (siamo sempre nel regno “mentale” dei segni d’Aria). Non è ovviamente l’unico, anzi, ciascun segno ha le proprie vie per intuire queste stesse elevazioni. Ma l’Acquario riesce a tradurre tutto questo sul piano logico e a trasformarlo in un “sistema” dotato di regole e costanti. Ecco probabilmente il senso dei blocchetti (diversamente) organizzati.

Il colore dominante, dicevamo prima, è il verde, ma il cerchio si delinea e si ri-definisce grazie ad un giallo luminoso (associato invece alla logica e all’elemento Aria). Mi sembra una perfetta sintesi simbolica del principale insegnamento di questo segno: scomporre e ricomporre la materia sulla base di un’intuizione di ordine superiore che viene tradotta in sistema, regola, teorema per poter essere applicata o scartata. E’ l’Archetipo che consente di conoscere e comprendere la realtà per come è tradizionalmente percepita (e questo è il suo lato “saturnino”) per poi rovesciarla con un golpe intellettuale, frantumare le consuetudini ed introdurre il nuovo. Copernico, Galileo, Leonardo da Vinci sono tutti Acquari in questo senso: hanno compreso in profondità le regole del loro tempo, le hanno padroneggiate e poi sovvertite.

L’Archetipo dell’Acquario (per ognuno di noi, non solamente per chi ce l’ha come segno solare) è quella parte che ci permette di capovolgere una prospettiva con un cambiamento repentino, di sconvolgere i nostri dogmi per guardare le cose in una visuale diversa. Sono alcune intuizioni superiori che ci portano a dire “perché non ci avevo mai pensato prima?”. Sono quei salti improvvisi ed imprevisti che ci avvicinano alla nostra centratura, anche se sulle prime ci appaiono un po’ “folli”. Pensate alla giraffa di Darwin… se qualcuno avesse potuto vedere la prima giraffa “mutante” con il collo lungo, avrebbe pensato “poverina, come sei sgraziata, ma cosa ti è capitato?”. Ma quella che sembrava una aberrazione mostruosa ha consentito alla giraffa con il collo lungo di “dare una pista” alle altre, e dopo qualche secolo le giraffe “normali” (quelle con il collo “corto”) non esistono più.

Anche la nostra evoluzione personale è fatta così. Ci sono i piccoli passi quotidiani di ambientazione, aggiustamento o adattamento. E poi ci sono i grandi “eureka” repentini, quelli che ci mostrano e suggeriscono una prospettiva nuova, alla quale non avevamo mai pensato prima, con la potenza di un lampo che squarcia l’oscurità. Sono quei grandi cambiamenti della vita che le persone che ci circondano non comprendono mai fino in fondo (proprio come fecero le giraffe tradizionali con la prima spilungona), e che lasciano sbalorditi noi stessi perché, in qualche modo, scombinano i dogmi dell’immagine di noi stessi che li avevamo (e ci eravamo) abituati a vedere.

In qualche modo, ogni volta (dalla piccola illuminazione al grande golpe intellettuale) che una vocina nella nostra testa dice, “e se le cose non fossero proprio come le ho sempre immaginate?”, “E se ci fosse qualcos’altro, al quale non ho mai pensato prima d’ora?”, è l’Archetipo dell’Acquario che parla dentro di noi, mostrandoci una nuova possibilità di cambiamento e di progresso. Non mi stancherò mai di ripeterlo: è una vocina che tutti abbiamo dentro, non solamente ai nati sotto il segno dell’Acquario. Perché tutti noi abbiamo almeno un elemento in Acquario nel nostro tema natale: un pianeta, un “angolo” cardinale, un nodo o quanto meno una “casa”, e quindi una “zona di comportamento” che funziona secondo le regole di questo segno. E’ il nostro spirito visionario, la capacità di intercettare idee (che in molti casi precorrono i tempi) e di portarle “a terra”. E’ la capacità di crearci un nostro schema di pensiero, una nostra filosofia di vita che – nel nostro sistema interiore – è la più “giusta” perché è “su misura” e corrisponde perfettamente alle nostre peculiarità.

Questa notte meditiamo su tutte le volte che abbiamo rotto gli schemi per seguire un’ispirazione del momento e su tutte le volte che, invece, ci siamo lasciati sfuggire il treno in corsa di un’intuizione potente perché non abbiamo avuto la prontezza, il coraggio o la fiducia in noi stessi per saltarci sopra. Meditiamo su tutte quelle (piccole o grandi) rivoluzioni che potrebbero infrangere la nostra immagine “tradizionale”, quella che abbiamo costruito nel tempo e che abbiamo abituato gli altri a conoscere: rivoluzioni che potrebbero spiazzare ma che potrebbero avvicinarci ai nostri veri desideri. E meditiamo su tutte le volte in cui ci siamo sentiti come San Paolo sulla via di Damasco, alla disperata ricerca di una “conversione” che desse nuovo senso alla vita.

Questa notte meditiamo sugli Archetipi del ribelle, del folle e dell’inventore presenti in ognuno di noi.

Buona Notte dell’Acquario a tutti!
Con amore,
xxx
S*


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