LA TERZA NOTTE: I PESCI

PESCI MEYERI PESCI, L’ARCHETIPO DELLA SPIRITUALITÀ

La Terza Notte è dedicata all’Archetipo dei Pesci, il segno che chiude il Cerchio Zodiacale.

Personalmente trovo straordinaria l’immagine di Micheal Meyer! Innanzitutto il piano dello sfondo, dove il celeste che rappresenta l’elemento Acqua (emozioni, sentimenti, sensibilità) dei Pesci si tinge di rosso, segnando il passaggio verso il Fuoco (spirito, grinta, entusiasmo) del segno dell’Ariete. Tante volte abbiamo detto che i Pesci chiudono un ciclo e precedono l’apertura di uno nuovo ciclo. Dai Pesci si torna all’Ariete, dall’Acqua al Fuoco, dall’azzurro al rosso passando per quella meravigliosa transizione Viola (colore mistico per eccellenza!).

Ancora: il cerchio con lo Yin e la Yang (che solitamente rappresenta l’equilibrio naturale dell’individuo) è “attraversato” da un’onda di energia. Se ci fate caso, quell’onda di frequenza non è altro che la rappresentazione lineare di infiniti cerchi di pari diametro: è come un continuo moto rotatorio “srotolato” e immagino rappresenti l’infinito passaggio da un ciclo all’altro, il continuo alternarsi dei cicli di vita. In una parola, credo che sia il “divino” che i Pesci colgono così bene perché in una certa misura ne partecipano.

I Pesci non sono solamente l’ultimo segno, ma sono anche il segno che PRECEDE IL PRIMO. E’ quell’immenso oceano di possibilità, quel mare quantico dove tutto è POTENZA in attesa di divenire ATTO. I Pesci sono il divino che alberga dentro l’uomo, sono quel sentiero d’acqua che a volte smarriamo e che a volte troviamo agitato da tempesta pericolose.

I Pesci vivono in un elemento tutto loro (l’Acqua) nel quale nessuno degli altri segni riuscirebbe a sopravvivere. È il loro ambiente, al di fuori del quale morirebbero in pochi minuti. L’Acqua è emozione e connessione: tutti noi veniamo dall’Acqua simbolica del brodo primordiale; tutti noi siamo composti prevalentemente d’Acqua; è la presenza dell’Acqua a rappresentare un presupposto e una garanzia dell’esistenza della vita. I Pesci “vivono” nelle acque aperte dell’oceano, vale a dire di una emotività che guarda verso l’alto, in stretto contatto con le sfere più elevate. In un certo senso vengono da “altrove“, da quella “casa del Padre” simbolica dalla quale ognuno di noi proviene e verso la quale ognuno di noi torna dopo questa parentesi immersa nella materialità. Per questa ragione routine, organizzazione, concretezza eccessiva li opprimono; e per questa stessa ragione loro contatto con il “divino” è assolutamente privilegiato, e riescono a comprendere cose che lascerebbero sgomento un individuo più terreno.

Hanno un’epidermide sottile e fragile che non sopporta di essere “toccata”. La loro “corazza” è sottile e fragile: la loro ricettività è altissima. Sono empatici, entrano in una comunione profonda con le emozioni di chi li circonda: è molto frequente che un Pesci colga perfettamente lo stato emotivo di chi ha davanti e ci entri in empatia. In questo senso alle volte sono vulnerabili, poco “schermati”. Hanno intuito e sesto senso: è molto frequente che la loro prima impressione sulle persone si riveli esatta, soprattutto rispetto alla loro armonia interiore. Un Pesci riesce immediatamente a capire chi può nuocergli.

I Pesci chiudono il ciclo: l’uomo ha percorso tutte le fasi dell’esperienza e torna (in termini simbolici) alla “Casa” del Padre. Ha appreso tutte le sfumature dell’individualità, dall’iniziativa dell’Ariete alla concretezza del Toro); dalla curiosità e dalla comunicazione dei Gemelli alla capacità di dare la vita del Cancro; dall’espressione del Leone alla logica della Vergine; dalla comprensione del principio di relazione della Bilancia alla profondità della condivisione dello Scorpione; dal senso di esplorazione del Sagittario alla costruzione progettuale del Capricorno. Ha capito a livello logico e mentale che ognuno di noi fa parte di una collettività più larga (Acquario) con la quale è pronto a fondersi anche emotivamente rinunciando all’egoismo e rinascendo ad un livello esistenziale più alto (Pesci). Quando si parla dei “pani e dei pesci” si intende con tutta probabilità il “corpo e l’anima”. Il corpo è differenziazione perché è tempio terreno dell’anima; l’anima è unificazione perché risuona all’unisono con l’Anima del mondo.

L’Archetipo dei Pesci, che ognuno di noi possiede all’interno del proprio tema natale, è proprio quello che ci consente di elevarci e di vedere il tessuto “divino” che costituisce trama e ordito della realtà. Tutti noi abbiamo infatti almeno un elemento del nostro tema natale in questo segno, che si tratti di un pianeta, di un angolo o della cuspide di una “casa”. Ognuno di noi Nettuno e la Dodicesima casa nel proprio tema natale che svolgono la funzione “Pesci”. E ognuno di noi ha questa componente spirituale “attraversata” da un raggio divino. Ogni volta che sentiamo il bisogno di volgere lo sguardo verso l’alto, di chiederci da dove veniamoperché siamo qui, qual è il senso della nostra presenza su questo piano di realtà, è l’Archetipo dei Pesci che sta vibrando dentro di noi.

Ma non solo. Nettuno – governatore dei Pesci – rappresenta l’ispirazione, la fantasia, l’immaginazione come strumento di “fuga” (ma io preferisco dire “elevazione“) dalla realtà. Quella stessa fantasia che è alla base di ogni forma di creatività e della quale i bambini sono ricchissimi. Grazie al potere “immaginativo” ciascun “pezzetto” della realtà che ci circonda assume un senso simbolico più alto, come il famoso “cappello” del Piccolo Principe, che è molto molto di più di un semplice cappello!

Questa Terza Notte spinge ciascuno di noi a ritrovare la corda della spiritualità dentro di noi e a ripartire alla ricerca di quel Sacro Graal che nessuno forse troverà mai sulla terra, ma nel nome del quale da millenni l’uomo volge lo sguardo al cielo e si eleva.

A dopo!
xxx
S*

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