L’ARTE DEL (SAPER) CAMBIARE

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L’ARTE DEL (SAPER) CAMBIARE
di Claudio ROE

Cambiare d’abito, cambiare il pin, cambiare strada…. sono solo alcuni degli esempi che mi vengono in mente quando penso alla parola “cambiare”. Quando l’altro giorno discutevo con Simon il tema per la nuova puntata di “Come viene, viene!”, ho pensato che quello del cambiamento fosse un argomento “facile”, da sciogliere in quattro e quattr’otto. Macché! Crisi totale. Sarà che (da brava Bilancia quale sono) in questo periodo storico la materia mi tocca da vicino. Sarà che il cambiamento mette in crisi chiunque e ogni tipo di certezza acquisita fin ad un certo punto. Ma quella del cambiamento è una tematica che non basterebbe un post per spiegarla. Tant’è che ci proverò. E allora, che cos’è il cambiamento?

Da umile scrittore, con l’ossessione delle parole, sbircio sul dizionario “Treccani” e leggo: «atto ed effetto del diventare diverso». Uhm, interessante! Qui si parla di diversità, di transizione, di trasformazione, di qualcosa che muta nella forma e/o nella sostanza dopo il verificarsi di un evento. E aggiungerei: dopo il verificarsi di un evento esterno/altrui o dopo un’azione generata per scelta personale. Quindi il cambiamento non è solo dato da un’azione volontaria (decido di girare a destra per percorrere la strada più veloce), ma anche da una “forza” scatenante che mi costringe a cambiare percorso (sono obbligato a girare a sinistra, perché a destra la strada è bloccata da un corteo di scimmie urlatrici… tanto per dirne una).

Andiamo però più a fondo. Cerco nel dizionario etimologico la parola “cambiamento”. Molti di voi penseranno che mi sto facendo un trip… è così, assolutamente! Sono ossessionato dalle parole, ve l’ho detto. Ma se continuate a seguirmi capirete il perché di questo ragionamento. “Cambiare” o “cangiare” è una parola di origine gallica, che a sua volta deriva dal greco “Kambein”, ossia curvare, piegare, girare intorno. Torna il discorso del cambiare forma come atto volontario (curvare piegare), così come torna la connotazione che vede nel cambiamento la possibilità di “aggirare” un ostacolo (girare intorno), di adattamento. Tra l’altro cangiare a sua volta deriva da cansare, ossia scansare, mettere da parte, allontanare. Ma a questo punto mi pongo una domanda: può dunque essere un cambiamento, una sorta di adattamento alle circostanze? Un mettere da parte gli ostacoli? Certo che sì, ma solo in apparenza.

Arriviamo alla fine di questo ragionamento, all’essenza. O per meglio dire, alla sostanza. All’arte del saper cambiare. Nel mio viaggio attraverso le parole, concludo con la saggezza delle lettere ebraiche e con una mia personale (e sottolineo personale) interpretazione cabalistica della parola “cambiamento/cambiare”:

«Bruciare il nocciolo della stagnazione».

La vita dell’uomo, così come la vita di una cellula, è in continuo movimento. Se qualcosa mi impedisce di evolvere, creando fissità e stagnazione, allora devo fare di tutto per “rimuoverla” nel profondo e procedere nel flusso. Se una storia d’amore si chiude per un motivo X, il mio cambiamento non sarà nel sostituire il partner, ma nel capire e trasformare le motivazioni che mi hanno portato a interrompere la storia stessa. Anche perché, cambiando partner, si rischia solo di ripetere lo stesso modello comportamentale. Questo è un primo significato. Adesso provo a sostituire le parole della frase qui sopra con dei “sinonimi”:

«Accendere un seme nascosto».

Il vero cambiamento dunque è portare alla luce un bisogno interiore di crescita. E’ esprimere un’esigenza impellente dell’anima, è un atto volontario che non si limita ad agire sull’esteriorità dei fatti, ma va a modificare il DNA di una determinata situazione, di uno stato d’animo. In questo caso, l’elemento esterno può agire tutt’al più da “fattore scatenante” di un cambiamento: non è più un ostacolo da aggirare, ma una risorsa esterna che attira la nostra attenzione nella direzione di un seme nascosto dentro di noi, che aspetta solo il giusto stimolo per iniziare a svilupparsi. Da questa prospettiva, persino un partner ostile si trasforma: non è più necessariamente un “nemico” che mi fa soffrire, ma può diventare un “alleato” che attira l’attenzione su un cambiamento necessario. Anzi, più che necessario, utile per migliorarsi. Una volta capito questo, puoi anche gettarlo in pasto agli squali e procedere. Ovviamente non prima di aver ringraziato!

Mi fermo qui, sperando di non avervi confuso troppo le idee. Ma a questo punto ho bisogno di fare appello all’astrologia per sciogliere alcuni dubbi. Per questo mi chiedo:

  • esistono delle fasi di vita dove i cambiamenti sono più accentuati?
  • quali pianeti sono coinvolti?
  • quali sono i segni che, in questo periodo, sono più alle prese con un cambiamento?

 

Ne parleremo con SIMON nell’appuntamento di mercoledì 12 aprile alle ore 20.45 nel LIVE della sua pagina FACEBOOK. Nel frattempo, se volete raccontare la vostra personale esperienza di “cambiamento” o porre delle domande, potete scriverci nella casella MESSAGGIO della pagina Facebook di Simon & The StarsOppure, se volete pregustare un piccolo assaggio, vi invito a leggere questo interessantissimo articolo di Simon dal titolo Buon Anti-Compleanno Bilancia!

Un abbraccio e se volete, CONDIVIDETE!!!

A domani.
Claudio Roe

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