L’ETA’ DELL’ACQUARIO (PARTE 2°)

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L’ETA’ DELL’ACQUARIO

Ho concluso il precedente Post ad un punto cruciale: siamo in un momento di “passaggio” tra due Ere. L’Era dei Pesci, iniziata attorno all’Anno Zero, sta volgendo al termine, mentre l’Era dell’Acquario è iniziata già da metà del secolo scorso, e dagli anni ’70 se ne parla moltissimo, forse pure troppo con questa “New Age” che viene utilizzata per descrivere ogni forma di spiritualità alternativa.

Tenterò di spiegare questo fenomeno astronomico in due parole, tanto per non dare la sensazione che parliamo di astrazioni che non hanno riscontro nella realtà astronomica. La Terra ruota su un asse inclinato di circa 23°. A causa di questa inclinazione, il suo asse non è “fisso” ma ruota, proprio come una trottola. Per la stessa ragione, il punto “iniziale” dello Zodiaco (l’Equinozio di Primavera del 21 marzo) ogni 25.920 anni circa compie un giro completo dello Zodiaco, e ogni 2.160 anni circa viene a trovarsi in un segno diverso. Il moto degli Equinozi è un moto “retrogrado” e percorre lo Zodiaco a ritroso, per cui 4.000 anni fa era in Ariete, negli ultimi 2.000 anni circa è stato in Pesci, e per i prossimi 2.000 anni sarà in Acquario.

In questo momento, quindi, siamo in una fase di transizione tra due ere, l’Era dei Pesci che ci stiamo lasciando alle spalle e l’Era dell’Acquario che rappresenterà lo scenario dominante per i prossimi 2.000 anni circa. Il passaggio sarà compiuto nella parte finale di questo 21° secolo, per cui abbiamo il privilegio – come le genti dell’Anno Zero – di assistere ad un momento di passaggio. Vediamo scomparire le vestigia di un’umanità che appartiene sempre di più al passato (proprio come i “pezzi di legno pietrificati” del precedente post) e vediamo all’orizzonte l’alba di un nuovo giorno. A mio parere, ogni Era crea un’umanità diversa, più evoluta, soprattutto nel rapporto con ciò che l’avvolge: il mistero, il divino, la spiritualità, il “da dove veniamo” e via dicendo.

L’Era dei Pesci è l’Era “Cristica” (“i pani e i pesci”, “vi renderò pescatori di uomini”, e infiniti altri riferimenti) e ha indubbiamente avuto il compito di formare un’umanità più sensibile ai temi della religione. Non mi riferisco solamente al Cristianesimo, naturalmente, ma a tutte le religioni sorte all’inizio di quest’era (il Buddhismo, l’Islam) che hanno sensibilizzato l’uomo a guardare verso l’alto alla ricerca di risposte in grado di spiegare il mistero. La precedente Era dell’Ariete, che era l’età delle divinità Olimpiche, di Zeus, di Thor e di tutte gli altri pantheon di dèi pieni di vizi, di capricci e di difetti, rispetto alla quale l’Era dei Pesci in ha insegnato all’uomo un concetto più maturo del divino e della spiritualità rispetto al concetto del mistero tutto antropomorfo che regnava nell’Era di Zeus e degli dei dell’Olimpo

Forse perché portatrice di un insegnamento “nuovo” da comunicare ad un’umanità ancora “giovane”, l’Era dei Pesci proprio come la precedente Era dell’Ariete ha fatto leva su un concetto di divinità esterno all’uomo. La prima, probabilmente, ha introdotto concetti etici tramite una rappresentazione e di proiezione degli archetipi della coscienza collettiva, fatti di vizi e virtù, sulle figure del pantheon olimpico. Gli dei dell’Olimpo, proprio come le divinità norrene, o quelle celtiche, sono “attori” che mettono in scena dinamiche del tutto umane: amorazzi, capricci, vendette, pentimenti, atti di generosità.

L’Era dei Pesci ha indubbiamente avuto il pregio di elevare la concezione del divino su un piano assolutamente superiore a quello terreno, ma in qualche modo ha mantenuto almeno in parte l’idea di un Dio al di fuori dell’uomo.

Solo lentamente e nel tempo nell’ultimo secolo si è affermata la concezione che l’uomo è fatto della stessa sostanza di Dio (di qualsiasi Dio, naturalmente) e che Dio non è un’entità esterna che giudica premio o punisce, concetti che fanno parte e anticipano la rivoluzione dell’Età dell’Acquario, basata appunto sul fatto che ognuno di noi è parte di Dio. Dio come ordine, come principio vitale, come energia creativa, come principio unificante, o in qualsiasi altro modo lo si voglia intendere, purché un fatto resti costante: Dio come la parte più alta di noi, quella che ci rende tutti “Uno” pur nella nostra unicità e diversità.

Questo principio di Dio all’interno di noi può sembrare astratto e retorico ma a una serie di implicazioni di una potenza straordinaria. Se io sono Dio e anche tu sei Dio, se ti do uno sberla lo sto dando a me stesso; se scarico tonnellate di letame in un fiume che scorre nel mio territorio e che andrà ad insozzare il “mare del vicino”, sto avvelenando il piatto in cui io stesso mangio. Se con una stupida guerra di confine mi litigo un sasso con il Paese confinante, sto alimentando un tumore che divide ciò che è nato per essere unito. “Mors tua vita mea” non ha più senso neanche agli antipodi del pianeta, perché o “vita nostra” o “mors nostra”.

Ho sempre pensato che dovremmo prendere tutti capi di governo e fargli fare un giro in orbita per vedere che fragile e miracoloso equilibrio consente alla nostra terra di girare sempre alla giusta velocità per tenerci vivi e vegeti. Credo che tornerebbero a terra con un unico, stesso pensiero nel cuore, con un unico sentito ringraziamento a questo meraviglioso ordine che consente la vita.

Credo che questo sia il senso dell’Età dell’Acquario.

Ma credo anche che come tutti fratelli che si rispettino, anche i figli di questo pianeta continueranno a litigare per chi usa il bagno e chi sceglie il canale alla TV fintanto che non avvertiranno un pericolo per l’intera famiglia. In quell’istante, tutte le loro piccole ostilità gli parranno vuote e futili e il senso di parentela spirituale prenderà il sopravvento.

E credo fermamente che questo senso di pericolo, che poi un pericolo non è, l’umanità lo proverà solamente quando avrà un inconfutabile conferma del fatto che non siamo gli unici abitanti di questo universo. Per questo sono convinto che il 2016 sarà un anno-cardine, perché tra onde gravitazionali, orbite di nuovi pianeti e sonde che raggiungono le periferie avremo secondo me almeno il ragionevole dubbio di non essere soli. Ripeto questo non rappresenta un pericolo ma è probabilmente è così che l’umanità lo percepirà, e se questo servirà a renderla più unita e consapevole ben venga.

Ed è proprio qui che si dividono le strade. L’uomo che è rimasto aggrappato al Novecento, ad un secolo di conquiste, di imperi, di colonialismo, di guerre, la presenza dell’altro nello spazio parrà una minaccia, perché se io sono animato da sete di conquista inevitabilmente proietterò sull’altro uno stesso intento di prevaricazione.

All’uomo che invece supera questo portale di trasformazione evolutiva e abbraccia un’immagine più inclusiva della spiritualità, l’altro apparirà semplicemente per ciò che è: un’altra versione di se stesso, dalla quale imparare e alla quale trasmettere qualcosa. E così, mentre l’uomo “vecchio” assisterà a questa rivelazione smettendo forse di fare la guerra con il vicino per cercare una comune strategia di difesa (dimostrando così di non aver capito nulla), l’uomo “nuovo” andrà incontro con fiducia a questo straordinario regalo del cosmo.

LEGGI LA PRIMA PARTE:

LUNA PIENA DI FEBBRAIO: VERSO UNA NUOVA UMANITÀ (PARTE 1°)

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