VERSO L’UNDICESIMO PIANETA

undicesimo pianeta

 

È tutto il giorno che mi frulla in testa l’idea per un “piccolo” post da scrivere sul moto retrogrado che alcuni pianeti hanno intrapreso la scorsa, e come spesso accade un’idea porta ad un’altra, una scoperta accende un nuovo interrogativo e ora come ora l’isolotto dell’idea iniziale è diventata un “continente”, per cui mi sa tanto che sarà meglio pubblicarlo in due o tre parti per evitare che siate sommersi dall’onda dei miei pensieri… 🙂

Vediamo se riesco a costruirlo con ordine. Iniziamo dal mio spunto iniziale. Il 6 gennaio Mercurio ha iniziato il moto retrogrado. Dopo aver fatto capolino nei primissimi gradi dell’Acquario, ha ingranato la retromarcia ed è tornato in Capricorno, dove resterà retrogrado fino al 26 gennaio.

Tre giorni dopo anche Giove, che percorre la terza decade della Vergine, ha iniziato il proprio moto retrogrado, che proseguirà fino al 9 maggio.

Intanto vorrei dire due parole sul moto retrogrado dei pianeti, che ha l’effetto di invertire anche la “direzione” interpretativa e simbolica del pianeta. Prendiamo ad esempio Mercurio, il caso più semplice.

Mercurio è il pianeta della comunicazione, del pensiero e dei processi intellettivi. Quando Mercurio è diretto (quando il suo moto segue quindi la direzione dello Zodiaco), la comunicazione fluisce secondo il suo naturale corso, dall’interno verso l’esterno. E’ una comunicazione “estro-versa”: si esprimono punti di vista, si attivano contatti, si stabiliscono comunicazioni. In una parola, si “interagisce”.

Quando Mercurio inizia ad andare al contrario (in senso inverso a quello dello Zodiaco), anche il corso della comunicazione s’inverte e diviene “introverso”. Ci si guarda più dentro, si rielaborano concetti e processi intellettivi, si attivano ripensamenti e riflessioni. In questa fase, quindi, si esprime di meno e si riflette di più.

Naturalmente sono molto indicativi anche i segni coinvolti dal moto retrogrado di Mercurio. In questo caso, il Capricorno, segno delle strutture di organizzazione della realtà, che nel tessuto sociale diventano le istituzioni sociali, o restando nell’astratto sono proprio le impalcature che sorreggono la realtà così come la percepiamo. Mentre il Capricorno è spesso sinonimo di conservazione di uno status quo, l’Acquario è invece il segno che frantuma le concezioni tradizionali e le sovverte introducendo il “nuovo”. Mercurio retrogrado tra Capricorno e Acquario mi fa pensare quindi proprio a un ripensamento radicale nel modo di intendere le strutture portanti della realtà.

Ma andiamo avanti. Giove è il pianeta dell’espansione e di quel naturale bisogno, connaturato nell’uomo, di andare oltre ciò che costituisce la realtà materiale nella quale viviamo calati. E’ un processo che si chiama astrazione ed è alla base di qualsiasi tentativo di elevazione intellettuale e spirituale. In questo senso, tanto la religione quanto la filosofia e la scienza sono “figlie” di Giove, nel senso che sono frutto di quella forza che spinge l’uomo ad elevarsi al di sopra della materialità dei “fenomeni” per sbirciare più in alto, nel regno dei “princìpi” che governano la realtà e delle ragioni profonde dell’esistenza.

Se Mercurio si concentra su ciò che “è qui” (nel senso di ciò che è tangibile, visibile, misurabile, esperibile: il fenomeno), Giove s’interessa di ciò che viene prima (la radice) e dopo il fenomeno: il principio. Chi siamo? Cosa siamo stati prima di approdare su questo piano di realtà? Dove andremo dopo? Queste sono tutte “domande” che è Giove a porsi. È per questo che Gemelli e Vergine (segni governati da Mercurio) sono più pratici, empirici, logici e razionali, perché il loro governatore è il pianeta della realtà manifesta. Ed è per questo che il Sagittario e i Pesci sono più astratti e intuitivi, e rifuggono la realtà manifesta in cerca di una realtà spirituale, teorica, filosofica che possa spiegare cosa c’è sopra o sotto, prima o dopo il fenomeno.

Giove è quindi sinonimo di “sistema di credenze” nel senso più ampio e nobile spiegato finora. Dallo scorso mese di agosto, Giove transita in Vergine, il segno che forse più di ogni altro ha un collegamento profondo con la Natura. La Vergine con la spiga di grano opposta al segno dei Pesci sembra proprio richiamare i “pani e i pesci” del Vangelo. Proserpina che dà origine alle stagioni, la “madre terra” che ci plasma tutti. Insomma, senza dilungarmi troppo i riferimenti del segno della Vergine alla Natura sono tanti e costanti: è la terra mobile, la creta, e Adamo non fu forse plasmato dalla creta?

Giove retrogrado in Vergine significa quindi un radicale e profondo ripensamento del nostro rapporto con la Natura. Una natura dalla quale ci siamo auto-esiliati, che ci appare altra da noi, da sottomettere sfruttando suoli e acque, o da temere quando arriva l’onda di piena. Sempre e comunque una cosa “diversa” dall’Uomo.

Non solo: anche l’altro importante transito annuale – Saturno in Sagittario – ha un significato in totale assonanza con Giove in Vergine. Il Sagittario, infatti, è un segno governato da Giove e richiama alla mente proprio il sistema di “credenze” e di cognizioni scientifiche e filosofiche che connota una determinata società. Saturno, come dicevo, è il pianeta delle strutture, ed il sillogismo è semplice: Saturno in Sagittario significa ristrutturazione del nostro sistema di conoscenza e di indagine filosofica ed epistemologica. Fuori da questi paroloni, significa una forte spinta a mettere in discussione e cambiare il modo in cui percepiamo la realtà, accostandolo di più alla reale “natura delle cose”.

Giove e Saturno compiono una cosiddetta “quadratura alta”: significa che sono termine di un ciclo del quale rappresentano un po’ la resa dei conti, l’insegnamento finale. E qui vale la pena di aprire una parentesi: Giove e Saturno sono i più importanti indicatori dei normali cambiamenti nella società. Si congiungono ogni 20 anni circa, e quindi 5 volte in un secolo. Sono le famose 5 generazioni di Buendia che danno vita a “Cent’anni di solitudine”. Ogni 20 anni c’è una generazione che in qualche modo prende il testimone dalla precedente, raccoglie il nuovo messaggio originato dalla congiunzione dei due pianeti e si incammina verso un nuovo step evolutivo della società.

Quando due pianeti compiono un aspetto importante come questa quadratura Giove-Saturno 2015/16, la cosa più importante è vedere quando e dove è “nato” il ciclo che oggi crea la quadratura. E quindi: quando è stato che Giove e Saturno hanno “incrociato” le proprie rispettive strade con una congiunzione?

La risposta è all’inizio del 2000, per la precisione il 31.5.2000, quando si “incontrarono” al 23° grado del segno del Toro. E già qui salta all’occhio un’altra “coincidenza”: un altro segno di Terra che (proprio come la Vergine) ha un forte collegamento con la materia e con la natura. E che, rispetto alla Vergine, simboleggia proprio il “valore” delle cose. Ma andiamo anche a vedere il simbolo sabiano associato al 23° grado del Toro, il grado che ha “ospitato” la congiunzione. Troviamo queste parole

23° TORO: Una gioielleria piena di gemme di grande valore – la conferma sociale dell’eccellenza della natura”.

Si continua a parlare di Natura, e in particolar modo della cooperazione tra natura e società. Ciò che di prezioso la natura produce – le gemme, prodotto di un equilibrio tra pressione, calore e non so quale altre variabili naturali – l’uomo può lavorare e trasformare in gioiello. Il collegamento tra ciò che di prezioso la natura offre – diciamo “il valore naturale delle cose” – e la successiva “lavorazione” e “fruizione” da parte dell’uomo mi sembra il cuore di questo attuale ciclo Giove-Saturno, iniziato il 31 maggio 2000, ciclo che ora giunge alla sua fase culminante.

Questo tema è stato annunciato proprio al sorgere del nuovo secolo e – come se non bastasse – di un nuovo Millennio dai due araldi della società e dei suoi cambiamenti, Giove e Saturno. Come a dire: umanità, inizia ora un nuovo ciclo della tua esistenza nel corso del quale dovrai fare i conti con questo tema: sei sicura di conoscere, riconoscere e apprezzare il reale valore delle cose?

Sembra un tema “retorico” finché non lo si inquadra nella corretta prospettiva. Proviamo a ricostruire le grandi tappe della storia del “mondo occidentale” fino ad oggi, in modo da comprendere “come arriviamo” all’alba di questo nuovo ciclo.

Lo facciamo ripensando per un secondo alla struttura di base del ragionamento astrologico, il Sistema Solare. Fino al ‘700, infatti, il nostro sistema è rimasto praticamente invariato: l’ultimo pianeta osservabile (o meglio per l’epoca l’ultimo pianeta esistente) era Saturno, limite invalicabile del nostro personale universo. Saturno è il pianeta delle strutture portanti, e potremmo dire che fino a quel momento la civiltà doveva raggiungere un livello di struttura adeguato e sufficiente per poter progredire. Fino a quel momento, doveva tenersi Saturno come ultimo avamposto del sistema. Altro non c’era altro da indagare.

In questo senso, il ‘600 rappresenta un po’ uno spartiacque, e grazie all’invenzione del telescopio che dobbiamo a quel genio assoluto di Galileo l’umanità entra in un ‘700 che riserva delle sorprese assolute. È proprio come una sorpresa, in maniera del tutto inattesa, frutto della scoperta di un astronomo dilettante, giunge  UrqanoUrano ad illuminare il Diciottesimo Secolo, nel 1781 per la precisione. “Sorpresa” è la parola chiave: per millenni l’uomo era stato convinto che Saturno rappresentasse l’ultima frontiera, il confine del sistema, e invece no. E Urano diventa il simbolo di questa “sorpresa”, del lampo di conoscenza che squarcia le tenebre e mostra nuovi scenari in grado di sovvertire l’ordine conosciuto delle Cose. Urano rappresenta la conoscenza superiore, il colpo di genio, Mercurio un’ottava più in alto. L’uomo ne fa largo “uso” nel ‘700, e nascono l’Illuminismo, la Rivoluzione Industriale che grazie alla macchina a vapore e all’automazione dei processi produttivi cambia per sempre il concetto di “produzione” e spalanca le porte al mondo di oggi, con tutti i pro e i contro. Eh si, perché fino al ‘700 concetti come inquinamento e disoccupazione erano – al pari di Urano – del tutto assenti dal vocabolario umano. Perché si produceva solo ciò che occorreva, e per produrlo si impegnavano esattamente le stesse braccia di chi poi consumava. Era un ciclo che non portava al “progresso” (altro termine chiave nella definizione di Urano) ma che non lasciava fuori nessuno. Con Urano tutto cambia, la macchina affianca e supera l’uomo, la produzione aumenta in modo esponenziale, l’uomo inizia a perdere il lavoro, l’industriale inizia ad utilizzare materiali combustibili per alimentare le macchine e si disfa delle scorie gettandole nei fiumi. Il dado è tratto: benvenuti nella Modernità.

nettunoLa Storia procede per azione e reazione, per tesi ed antitesi (meno spesso, per sintesi) e la reazione al ‘700 non tarda a farsi sentire. Ed entriamo nell’Ottocento, un secolo di recupero del senso della dignità umana, con la nascita delle prime organizzazioni umanitarie, con l’introduzione del concetto di “beneficenza” (che nasce per dare una mano a coloro che dal 700 non avevano tratto alcun beneficio, i disoccupati Dickensiani). E l’araldo di tutto questo è Nettuno, scoperto da un francese nel 1848, pianeta del Romanticismo nel senso più alto del termine. Nettuno è il Graal, quella forza misteriosa e potente che spinge l’uomo a guardare verso l’alto, ad interrogarsi sul senso della vita, e soprattutto a superare i confini del proprio egoismo per raggiungere qualcosa di più alto ed universale. È questo il Nettuno degli ideali, signore dei Moti e delle Rivoluzioni dell’800, dei tanti che hanno reagito alle ingiustizie sociali del 700 con la propria vita. Ma Nettuno è anche il signore degli oceani, e come si sa le cose in acqua appaiono più grandi e vicine di come non siano in realtà. E quindi Nettuno è sì il pianeta degli ideali e del sacrificio, dell’ispirazione e del l’elevazione spirituale, ma è anche il pianeta della confusioni, della perdita del senso del Sé, che se ci fate caso è il rovescio della medaglia della rinuncia all’egoismo per sacrificare la propria vita ad un ideale. A forza di andare oltre me stesso per unirmi ad un senso di umanità più ampio, io perdo il senso dei miei confini personali. E infatti sempre nell’800 abbiamo la nascita delle prime forme di “fuga dalla realtà”, dall’alcolismo alle prime tossicodipendenze, fino ad arrivare alle forme più elevate di traduzione artistica di questo senso di rifiuto del reale con i Poeti Maledetti. L’800 è anche il secolo della nascita della Croce Rossa e della medicina moderna e soprattutto della chirurgia grazie all’invenzione dei primi anestetici, che in termini simbolici sono comunque un’altra forma di fuga dalla realtà.

E dopo questo ‘800 di elevazione che porta però anche confusione e perdita del sé, giunge il plutoneNovecento. Altra rivoluzione per reazione: nuovamente il mondo occidentale cambia faccia. Questa volta è Plutone l’araldo dei cambiamenti, il più piccolo e denso dei pianeti, il più lontano dal Sole (almeno per il momento) e quindi il meno illuminato, che rappresenta proprio la parte più profonda dell’inconscio, quel pozzo profondissimo dal quale affiorano desideri, pulsioni ed istinti. È il carburante che fa muovere la macchina-uomo, grazie a forze basilari che lo tengono in vita: fame, sete, paura, senso del pericolo, istinto di sopravvivenza. Tutto questo e molto altro è Plutone, che potremmo sintetizzare in una sola parola: potere.

E il ‘900, naturalmente, è il secolo del potere. Del potere che diviene bramosia e fame di conquiste, che porta l’Europa a combattersi con le due grandi Guerre Mondiali, che esaspera la fame di colonialismo. Del potere che è sempre fonte di conflitti, soprattutto quando si tratta di garantirne o impedirne l’accesso e la divisione. Il ‘900 è il Secolo delle grandi sperequazioni: dei neri che giungono ad affermare una propria identità solo alla fine degli anni ’20 con la prima quadratura Plutone-Urano. Alle donne che ci arrivano solo alla fine degli anni ’60 con la congiunzione Plutone-Urano. E ai gay che ci stanno arrivando adesso sotto la nuova quadratura Plutone-Urano.

Ma prima di ogni altra cosa, il ‘900 è il secolo della creazione del “potere economico”. La Borsa Valori, le speculazioni finanziarie e valutarie, la creazione di beni immateriali “suggestivi” che fanno aumentare a dismisura il prezzo (ma non il valore) dei prodotti sui quali sono apposti: basta pensare ai marchi celebri (Coca-Cola) che apposti di un bene di consumo differente da quello per il quale sono stati creati ne decuplicano il costo.

Insomma, nel ‘900 l’uomo si erge a divinità e pretende di creare un sistema di valore totalmente dissociato dal valore naturale delle cose. Azioni di borsa che valgono “+” o “-“ al di là dei beni che rappresentano, beni di consumo che valgono in quanto griffati, valute che salgono o scendono a seconda della credibilità del paese di appartenenza nella scacchiera internazionale. Per la prima volta nella storia dell’umanità che conosciamo, non è il valore a determinare il potere ma il potere a (pretendere di) determinare il valore. E questo va apertamente contro-natura. Una bistecca “vale” in base al potere calorico che apporta. Un indumento “vale” in base al potere di coprirmi e scaldarmi. Una banconota vale in base ad un accordo convenzionale (il suo “potere d’acquisto”) ma di per sé non apporta calorie, non riscalda, non ha valore naturale.

Questa sovversione dell’ordine naturale delle cose non può durare a lungo, e per questo il “neo-scoperto” Plutone in quadratura con Urano ha spesso dato dimostrazione che l’uomo si stava allontanando dalla strada maestra. Lo ha fatto con il crack del ’29, con il venerdì nero delle Borse, all’epoca della quadratura che Plutone e Urano hanno formato nel 1925/30. E l’ha rifatto dal 2008, quando economia e finanza sono nuovamente entrate in crisi, in concomitanza con una nuova quadratura tra Plutone e Urano. Gli esperti di economia e finanza ancora si sforzano, 70 anni dopo la prima crisi, e 7 anni dopo la seconda, a trovare una spiegazione, ma nessuno sa realmente spiegare cose sia andato in tilt, perché – a mio parere– si sforzano a cercare la causa in mezzo agli effetti. Il crollo è “di sistema” perché l’uomo nel creare un sistema fittizio di valori in aperto contrasto con il valore naturale delle cose ha mangiato per l’ennesima volta il frutto proibito, ha creato una società distorta e distonica e si è allontanato da un centro. E dal momento che l’uomo non è un essere “auto-correttivo”, non si rende conto da solo di aver preso una direzione sbagliata e non si auto-regola. E quindi ci pensa il sistema naturale a riportarlo sulla retta via, come un cagnone che si scrolla di dosso le pulci quando il prurito supera la soglia della sopportazione.

E allora, riprendendo la carrellata dei secoli moderni, giungiamo al 2000, punto di partenza di un nuovo Secolo e di un nuovo Millennio. E con tutta probabilità c’è un nuovo pianeta là fuori, più esterno e periferico, più lontano e buio di Plutone, che attende solamente di essere scoperto. Ma soprattutto c’è un importante messaggio planetario che attende di essere consegnato agli uomini. E, secondo me, si tratta di un pianeta che sarà associato al segno del Toro e che ci parla proprio del “valore naturale delle cose”, di un valore che non può più prescindere dalla “Natura”, di un uomo che torni in simbiosi con la natura – l’artigiano che trasforma la gemma in gioiello – e che smetta invece di saccheggiarla. Sul finire del ‘900 abbiamo avuto moltissime “anticipazioni” di questo tema: dal surriscaldamento globale, al buco nell’ozono, alla crisi energetica, all’ansia per il millennium bug, e così via.

Pensate solo – in questa stessa direzione – alle molteplici “possibilità” offerte dalla digitalizzazione: prima esisteva l’album delle fotografie, adesso io milioni di byte d’immagini memorizzate chissà dove, finisco per dimenticarmene persino l’esistenza e poi – quando l’hard disk salta – addio fotografie. Perdute per sempre. Paradossalmente – almeno nel mio caso – ho ancora la scatola di latta delle foto dell’infanzia, ho ancora qualche album di fotografie dei miei 18 anni, ma dall’acquisto della prima macchina fotografica digitale, il nulla. Lo stesso vale per la musica e per tutto il resto. Ma se il mondo sprofondasse in un black-out, che fine farebbero tutti i nostri “beni digitali”?

Insomma, credo che il Ventunesimo secolo e il Terzo Millennio ci indichino una strada di ritorno a un rapporto di compenetrazione con la natura, di rispetto per i suoi equilibri – se non altro perché sono anche i nostri equilibri – e per i doni che ci elargisce da sempre. Credo che, man mano che ci addentriamo nel vivo di questo nuovo secolo, questa indicazione sarà sempre più chiara e precisa, e naturalmente non occorre voler vedere la cosa in termini astrologici per rendersi conto del fatto che ogni indicazione punta in questa stessa direzione evolutiva.

Chissà, magari tra qualche anno si comincerà ad ipotizzare l’esistenza di un altro pianeta oltre Plutone. Se ne parlerà in termini astronomici, scientifici o astrofisici, ma a pochi verrà in mente di mettere in relazione questa scoperta con il grande insegnamento degli anni dello ‘000 (curioso come anche le cifre abbreviate del nuovo secolo facciano pensare ad un “reset”…). Quel pianeta, come probabilmente già i pianeti remoti apparsi nel ‘700, nell’800 e nel ‘900, ha come ambasciatori Giove e Saturno, che con la congiunzione in Toro del 31.5.2000 ne hanno dato l’annuncio.

Quindici anni dopo, nel 2015, quando il loro ciclo reciproco giunge ad una fase di quadratura, questo annuncio inizia ad essere visibile, e soprattutto ad agire nel nostro vissuto sotto forma di una “sfida”, una chiamata ad agire che i più sensibili hanno iniziato ad avvertire. E questo anno, che già in un precedente post ho definito “anno di risvegli“, inizia proprio all’Epifania con i moti retrogradi di Gennaio, squillo di tromba che pare annunciare l’arrivo dell’Undicesimo pianeta, Undicesimo capitolo dei preziosi insegnamenti che il cielo sa impartire agli uomini che hanno la sensibilità di saperlo ascoltare.

Doveva essere un breve post sul moto retrogrado di Mercurio e Giove, è diventato un fiume in piena. Chiedo scusa per essermi dilungato, e ringrazio di cuore chi ha avuto la tenacia di arrivare fino in fondo! 🙂

Un abbraccio a tutti!
xxx
S*

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