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IL REGISTA DELL’ACQUARIO: FERZAN OZPETEK


L’Acquario chiude il cerchio dei segni d’Aria, elemento delle idee, della conoscenza e della comunicazione. Una sequenza iniziata con i Gemelli (l’osservazione della realtà), divenuta poi scambio di idee con la Bilancia, che raggiunge qui il gradino più alto: il pensiero inventivo. La vocazione dell’Acquario spingersi fino al confine della conoscenza e sbirciare un metro più in là. Fino a vedere ciò che gli altri ancora non vedono ed essere considerato, a seconda dei casi, un precursore o un visionario. Non è un segno facile da inquadrare. Perché ha due “anime”, quanti sono i pianeti – molto diversi tra loro – che lo governano. Uno è Urano il progressista, dal quale prende l’animo ribelle, eccentrico e perennemente controcorrente. L’altro è Saturno il conservatore, più severo e inquadrato. Ed è da lì che provengono rigore e autodisciplina, una certa insicurezza e soprattutto la paura di non essere “compreso”. E così, vive un costante rimpallo tra questi due opposti. Un po’ Peter Pan e un po’ Capitan Uncino. Leader insicuro, eremita socievole, “spirito libero” terrorizzato dall’idea di restare solo. Rivoluzionario refrattario ai piccoli cambiamenti, e qualsiasi altro ossimoro nasca dal contrasto tra vecchio (Saturno) e nuovo (Urano). Ma tra questi estremi apparentemente inconciliabili (e chissà quanti altri ancora) l’Acquario un suo equilibro lo trova, seppur spesso incomprensibile agli altri. Nel panorama italiano, c’è un regista che incarna alla perfezione queste caratteristiche: Ferzan Ozpetek. Per la sua capacità di raccontare con amore e rispetto l’istituzione più tradizionale della nostra società (la famiglia), riformulandone il concetto di normalità. Andando alla sostanza dei rapporti ben oltre la loro forma, fino ad includere nel cerchio la famiglia “allargata” e quella “arcobaleno”. Perché quelle radici di appartenenza, condivisione e protezione reciproca attraversano qualsiasi legame fondato su sentimenti profondi. E poi c’è quell’amore struggente e nostalgico – tipico del suo segno – per un passato aleggia come una “magnifica presenza”. Che torna spesso ad intrecciarsi al presente pur essendo ormai inafferrabile. E questo è un altro controsenso dell’Acquario. Da un lato, è il più progressista dello Zodiaco, perennemente proiettato in un futuro degno di Blade Runner. Dall’altro, un senso fortissimo del “tempo perduto” unito ad una memoria da elefante lo rendono una sorte di archivio emotivo vivente della sua Storia (con la “S” maiuscola) e di quella delle persone che ama.

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