SHAKESPEARE E LA DIMENSIONE MITICA DELLA REALTA’

Ciao a tutti! Come state? Ieri era il compleanno di William Shakespeare, nato il 23 aprile 1564 ai primi gradi del Toro e con un ascendente in Cancro. E non potevo fare a meno di andarmi a guardare il suo tema di nascita. Il suo Sole in Ariete ed il suo ascendente in Cancro possono raccontarci molto di lui, ma per cogliere l’essenza di un simile genio dobbiamo andare un po’ più profondità nel tema. Dobbiamo parlare di due pianeti che fanno parte delle periferie più remote del sistema solare, e nel simbolismo astrologico hanno un enorme “peso specifico” perché descrivono il genio creativo e il rapporto con i grandi misteri della vita.

Mi riferisco ad Urano e Nettuno. Il primo è il pianeta del progresso e dell’innovazione geniale, la capacità “prometeica” di superare un limite per andare oltre. E’ l’emancipazione tramite la conoscenza e la comprensione di una realtà superiore, simbolo dell’Illuminismo e del potere della ragione. Tutte le più grandi conquiste della scienza, tutti i più importanti passi del progresso umano – dal telescopio di Galileo al volo del Lindberg, dai Fratelli Wright all’allunaggio del 69 – hanno sempre coinciso con transiti importanti di Urano.

Nettuno, invece, rappresenta la capacità di cogliere il lato immateriale e spiritualmente più elevato della realtà. E’ quell’inclinazione, naturalmente presente nell’uomo, di andare oltre l’apparenza delle cose per coglierne un senso più elevato. E’ la “partecipation mistique”, la capacità di cogliere l’anima mundi e di accorciare la distanza tra la dimensione terrena e la dimensione divina. Nettuno dissolve i confini e accorcia le distanze tra gli estremi (tra materiale e spirituale prima di ogni altro). Perché se questo piano di realtà è improntato alla “divisione duale”, Nettuno ci insegna che ad un livello più elevato vige l’unità. Dal mito di Omero al mondo delle idee di Platone, alla fisica quantistica, in ogni slancio dell’uomo a cogliere il linguaggio simbolico-archetipico delle cose c’è lo zampino di Nettuno. In ogni utopia, mistica o religione che si elevi oltre gli stretti confini dell’egoismo per dar vita ad una realtà più inclusiva e partecipata, c’è Nettuno di mezzo. E’ un po’ come il Sacro Graal, quel simbolo potente di elevazione che forse nessuno potrà mai stringere tra le mani, ma in nome del quale infinite generazioni di sognatori di ogni tempo hanno alzato lo sguardo al cielo e si sono interrogati su un più profondo senso delle cose. “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia” (Amleto), e Nettuno rappresenta in ultima analisi proprio la capacità di riconoscere e far vivere quel frammento “divino” che permea l’esperienza umana.

Sono due pianeti lentissimi, impegnano moltissimi anni per compiere un intero giro attorno al Sole, e i loro allineamenti sono molto rari. William Shakespeare è nato con un’opposizione esatta tra questi due pianeti: al momento della sua nascita, Urano e Nettuno si “guardavano” dai lati opposti dello Zodiaco, esattamente a 180 gradi di distanza l’uno dall’altro.

L’opposizione è la fase culminante di ogni ciclo di relazione tra i due pianeti, ne rappresenta il momento di massima espressione. Proprio come l’opposizione tra il Sole e la Luna (e cioè la Luna Piena), che mostra con una chiarezza  “rotonda” e abbagliante ciò che al Novilunio era solamente seminale, potenziale e invisibile agli occhi.

Quando Urano e Nettuno sono in opposizione, il cielo esprime con la massima intensità il senso simbolico del loro ciclo: una chiamata a rendere manifesta una nuova dimensione poetica, un rapporto più evoluto e sapiente con la realtà circostante. O, se preferite, una nuova e più potente “antenna” in grado di cogliere frequenze più elevate dell’anima mundi. Di Shakespeare si possono dire tante cose: che fosse un Toro dei primi gradi con una forte indole “arietina” e quindi forse un po’ “indomita”. Che avesse un ascendente Cancro e quindi particolarmente incline alla poesia. Ma ciò che lo rende unico, e che lo rende un vero “apripista”, un modello tuttora unico dopo quasi 500 anni è proprio questo allineamento di opposizione tra Urano e Nettuno.

E’ questo rarissimo aspetto a dargli quella capacità di intravedere la dimensione simbolica della realtà. Quella sua capacità di tirar fuori dai suoi personaggi comportamenti che sono talmente connaturati alla natura umana da appartenere quasi ad una dimensione mitica della realtà. Ecco perché a distanza di mezzo millennio, al pari della tragedia greca, sono ancora così attuali nel loro potere simbolico. Ecco perché in molti casi sono stati presi in prestiti dalla psicologia, dalla psichiatria, dall’antropologia proprio per descrivere l’uomo. Ed ecco perché li ritroviamo anche nell’epica moderna, a partire dal Trono di Spade, dove le dinamiche interpersonali più avvincenti lette in controluce sembrano proprio riletture di  Shakespeare.

Non è compito mio parlare del valore letterario della sua straordinaria opera, ma ci tenevo a parlare di questo straordinario elemento che emerge dal suo tema di nascita, e che ritroviamo (guarda caso) anche in altre personalità del calibro  di Omero, Dante Alighieri, Galileo Galilei, ma anche di Tolstoj, Dostoevskij e Melville (tutti nati in concomitanza con i rari allineamenti primari di Urano e Nettuno). Perché questi due pianeti, incontrandosi in congiunzione o in opposizione, diventano messaggeri di rivelazione (Urano) di una nuova dimensione mitica della realtà (Nettuno). E chi nasce con questi rarissimi allineamenti in molti casi ha il compito, spesso faticoso, di portare il cielo in terra. 

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